SOGNO E REALTA’

 

Una riflessione sul tema del sogno e l’eterno conflitto fra Bene e Male, un modo per riflettere sull’essere uomini di questo tempo. Uno stesso gruppo di giovani attori impegnati in due allestimenti di grande respiro: uno dei più grandi e conosciuti fra i testi shakespeariani “ riletto in chiave contemporanea, e un testo di drammaturgia contemporanea, scritto da uno dei protagonisti della politica italiana, Luciano Violante, su temi che spaziano dall’eterno conflitto fra il Bene e il Male fino alle vicende più drammatiche della nostra storia recente. Il progetto è completato da un reading di musica e poesia interpretato da due grandi protagonisti della scena contemporanea su musiche di Stefano Saletti e Gabriele Coen

BEAT GENERATION – READING FRA MUSICA E POESIA

 

Sono passati quarant’anni, da quel formidabile movimento poetico e esistenziale che fu

la beat generation e ancora oggi quelle voci che cantarono le ragioni della pace

contro la minaccia nucleare e della libertà contro la manipolazione del pensiero fanno da

battistrada per tutti quei giovani che avvertono il disagio del vivere.

Kerouac, Corso, Ferlinghetti, Ginsberg e altri autori sono stati l’ultima grande espressione

di un movimento poetico e collettivo, ma continuano ancora oggi a rappresentare

il “male di vivere” e il sogno di una società diversa. In scena anche Stefano Saletti e

Gabriele Coen, che eseguono le musiche dal vivo.

 

 

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

 

E’ lo spettacolo più conosciuto e visto del grande bardo,

William Shakespeare.

La storia dei quattro giovani innamorati,

la recita degli artigiani, lo scontro ciclopico tra Oberon

e Titania hanno da sempre sollecitato ed affascinato la

fantasia dei registi. Mettere in scena sogno di una notte

di mezza estate significa saper coniugare il mondo reale con

il fantastico: è teatro nel teatro, vedi la recita di Piramo

e Tisbe, è rappresentazione delmeraviglioso…in una sola parola

è teatro allo stato puro. Questo allestimento cercherà,

attraverso suggestioni sonore, scenografia e costumi, di

restituire il più possibile quel meraviglioso che tutti

noi cerchiamo, nel teatro come nella vita. L’ambientazione

ci avvicina ai tempi nostri: abbandonando, infatti,

l’idea del bosco olografico, si è ricercato un luogo

che per sua natura è labirintico e che risulta famigliare

soprattutto alle giovani generazioni; un luogo a metà

fra una struttura circense ed un luna park dove può anche emergere

il lato oscuro di ogni uomo.

 

SECONDO QOELET - DIALOGO FRA GLI UOMINI E DIO

 

Da uno dei libri più misteriosi della Bibbia, che secondo un'antica

tradizione è stato scritto da Qoèlet, ovvero Salomone figlio di Davide,

re di Gerusalemme, amante della regina di Saba, nasce il testo di

Luciano Violante. Il dialogo fra gli uomini e Dio immaginato da Violante

riguarda le radici del male, le sue tragedie, le fatiche degli uomini e

di Dio per separarsene, la necessità dell'alleanza per farlo arretrare

e renderlo periferico se non per sconfiggerlo. Il confronto che ne

scaturisce - a tratti struggente, a tratti crudele - è una meditazione

di forza e speranza sul mistero del male: perché forse sulla violenza,

sulla guerra e sull'odio dei nostri giorni non ci siamo ancora

sufficientemente interrogati, e questa è nostra responsabilità.

Gli uomini interrogano Dio sulle cause della violenza, Dio risponde ...

Poi anche Dio interroga, e gli uomini non possono tacere.

Forse non è tanto importante trovare un'unica risposta, sul perché Dio

non è intervenuto o non interviene, forse è più importante la possibilità

di continuare a formulare domande.“Secondo Qoèlet”, è una domanda brutale,

profonda, eticamente impegnativa, è urlo e dolore di una umanità alla

continua ricerca del senso della vita. E'domanda del perché il male,

la violenza, la tortura appartengono ancora oggi all'essere umano e perché

gli uomini proseguono con accanimento e violenza il loro progetto distruttivo.

Qoèlet è l'osservatore impietoso e implacabile del dialogo tra gli uomini e Dio..

Lo spazio è una terra di nessuno dove l'acqua è l'elemento dominante e il cielo

è una distesa di filo spinato. Sotto questo cielo, si muove una umanità dolente

e dolorosa, in una "via crucis" dell'anima alla ricerca di una pace impossibile,

ma fortemente voluta e cercata. Liricità e crudele visione sono gli opposti

di questo oratorio: all'interno di questi opposti una lama di luce segna

un possibile passaggio verso la partecipazione dell'uomo al progetto di

ricostruzione di una società più consapevole che non crei più reietti e rifiuti.